I Messaggi che Gillian ha postato negli anni sul GAWS Giugno 2003 [Trad: Adry] --- Cosa è accaduto al film di Ben Ross? E’ stato rimandato e rimandato e forse si farà in autunno. Forse no. Queste cose accadono in questo pazzo ambiente. Sto guardando verso qualche altra cosa di cui non parlerò anocra solo nel caso che accada la stessa cosa. Sembra
improbabile che io/noi facciamo WTNIF a New York. Non ne è stato parlato in
quell’aspetto per un pò. Libri? Ho ripreso “Seat Of The Soul” e mi sta piacendo anche di più. Altrimenti c’è l’annuale asta per la NF che dovrebbe avere del buon materiale. Questa potrebbe essere l’ultima così… E questo è veramente tutto su questo. Sto facendo le mie cose. Viaggiare viaggiare. Roba roba. Spero che
stiate tutti bene. Gillian [Trad: Adry] Mi chiedo se ha senso per me scavare in quello che mi ha lasciato dentro la mia esperienza teatrale. Onestamente ieri, per la prima volta, mentre facevo yoga, poggiando il sedere per terra ho avuto un breve pensiero su questo. La prima cosa che mi ha attraversato la mente è stata: “Come è potuto succedere?” e “ Cosa sulla faccia della terra mi ha fatto pensare di poter fare una cosa così spaventosa?” Sembra come se fosse passato un secolo ora ed io riesco appena a ricordare come è cominciata. Come abbia avuto origine e come poi sia successo tutto insieme. Penso che se qualcuno in questo momento mi chiedesse di rifarlo, nel particolare stato mentale nel quale mi trovo, potrei dire: “No! Non riesco a pensare di poter fare qualcosa del genere”, ma poi guardando in faccia la realtà, io l’ho già fatto, quindi di cosa ho paura? Cosa mi porta alla percezione della paura? E’ come se qualcosa possa essere spaventosa un momento e il momento dopo ragionevolmente fattibile. Complessivamente ho avuto incredibili momenti di divertimento. Ho amato passare attraverso il processo delle prove, quando abbiamo scelto i vestiti finali delle prove la sera prima del debutto. Abbiamo fatto l’intera scena finale UNA SOLA VOLTA! Mi è piaciuto lavorare con Roger fin dall’inizio e lavorare con John Caird è stato come lavorare con un poeta. Dovrei esaminare la mia sceneggiatura e compilare piccoli pezzi di carta con alcune cose dette da lui e sigillarle in frigorifero. Tutto questo mi ricorda “Adaptation” che ho preso ieri finalmente. E’ qualcosa che ti ferma completamente la mente e che parla della vita e del pazzo comportamento umano e di come scegliamo di vedere il mondo e noi stessi. Mi è piaciuto stare a Londra. Ma ciò che ho amato di più, penso, è che ho imparato di più concentrandomi momento su momento, che fare l’esperienza teatrale dal vivo. Per prima cosa, pensavo di dover lottare ogni giorno per ricordare la mia parte, con la paura di quello che poteva accadere dimenticandola e la lenta morte che può afferrarti. Ma non è questo il caso comunque, se sei rilassato e non cerchi di rincorrere qualcosa e permetti al tuo cuore di fiondarsi nel panico che è dettato proprio dal cuore stesso e pensi: “….Oh mio Dio, sto morendo!….”, fondamentalmente lascialo andare e venire, tornerà. Poi, fronteggiare il pubblico ogni sera è stato affascinante. Riuscire a pensare che puoi fare un paio di cose per aiutare lo show a stare a galla. Uno è sentirsi vicino ai desideri del pubblico e stare concentrati. Hanno bisogno di umorismo grossolano oggi per essere interessati, o sono capaci di comprendere le sottigliezze? Ho bisogno che sia il mio partner oggi a trainare lo show perché sembra che io non ci riesca nonostante ce la stia mettendo tutta? Oppure ho bisogno di bilanciare la sua lettura di alcune linee dello script per essere pronta a fronteggiare il punto o il momento in cui bisogna insaporire il discorso, quando c’è bisogno di dargli un senso a lungo andare? Niente di tutto questo accade in maniera completamente conscia. Più che una consapevolezza, è stata una cosa interiore in retrospettiva. Ma ovviamente uno non può FARE molto, allora uno cerca di spingere e RECITARE e cerca di orchestrare un responso e allora tutto diventa piatto. Così mi chiedo se questo che sto dicendo mi ha ispirata e mi ha stimolata e nel timore di una intricata danza mi ha fatto lavorare con divertimento permettendomi di cambiare volto allo show sera dopo sera. Arrivi ad un punto dove ti rendi conto che sei il solo responsabile nel renderlo interessante e proficuamente creativo ogni volta che lo affronti. E se questo vuol dire che hai la sensazione di cadere nella routine facendo la stessa cosa all’infinito, devi cercare la spinta in ogni singolo aspetto del tuo lavoro - so che può suonare ridicolo, ma ho vissuto il teatro di fronte ad 800 persone - muoversi in parti differenti del palco, fronteggiare materiale scenico con il quale non hai mai avuto a che fare prima , o rispondere in modo completamente differente, sebbene appropriato. E’ come spingersi costantemente al limite, così che non ti senti mai stagnante o annoiato. E continui a spingere contro la paura così che non te ne senti invaso e sopravvissuto solo in quel momento, ma anche in futuro. Quando ci ripensi, vedi te stesso che ha già fronteggiato la paura e quindi quando ti ricapita di sentirti spaventato, puoi guardarti indietro e dire: “ Beh, se ho fatto QUELLO, allora posso fare QUESTO senza farmi inghiottire completamente” Buon Dio. Non avevo idea che mi accingevo a scrivere più di un paio di risposte. Ed ora devo andare a prendere il traghetto. Ma vorrei anche ringraziare tantissimo tutte quelle persone che sono volate da ogni parte del mondo per vedere lo spettacolo e tutte quelle persone che avrebbero voluto farlo, ma non hanno potuto e a tutti coloro che hanno creduto in me abbastanza da votarmi benché la critica non volesse. Ed ero così commossa, toccata e grata ( tutte le sere - tee-hee), di vedere le vostre splendide facce nel backstage. E grazie per la raccolta di soldi per la NF, Buskaid e Samson e per esservela presa a cuore tanto quanto me e spero che ricada su me stessa. Con grande
sincerità |